
Quel ciarlatano di
Paolo Fox mi ha detto che sarebbe stato l’anno della Vergine ma ancora qui non si è smosso nulla, se non qualche
mandarino più o meno cattivo.
Ma io sono positiva, sento che le cose cambieranno. In un anno e poco più con il
gruppo di mutuo aiuto per superare la dieffite, sento che alcuni concetti stanno prendendo piede. E sento la necessità del cambiamento.
Ed è stato così che ho preso questa decisione epocale.
Abito da sola ormai dai primi di Novembre. Dopo anni in ostello, farmi solo ed unicamente i cazzi miei era un sogno al quale faticavo a credere. Ora credo al Paradiso ma ho paura che il mio solipsismo si incancrenisca e che diventi sempre più refrattaria alla compagnia maschile.
Refrattaria al cazzo, come dice Leo Mantovani.
Dick-proof come direbbe un anglosassone.
Sabato si parlava poi di animali domestici ed io raccontavo la mia idiosincrasia nei confronti delle bestiole che si aggirano nelle case.
Io odio gli animali e odio le piante. Odio tutto quello che prevede una cura da parte mia.
A casa mia sull'Adriatico, infatti, c’erano 4 gatti con cui non ho mai avuto confidenza, adorati da mia madre e mia sorella, cui io facevo i dispetti forse perché volevo le attenzioni delle mie per me. Chissà, il groviglio dei mie pensieri che percorsi aveva preso.
Tanti anni prima la mia famigliola vinse un pesce rosso alla Festa dell’Unità di Corinaldo, città natale di
Santa Maria Goretti e di mio padre. Nel viaggio di ritorno, decidemmo come chiamare quell’essere vivente in bustina che si agitava sulle mie gambine bambine. Perché non chiamarlo
Berlinguer? Questa la geniale proposta di mio padre. D’altra parte, lapalissianamente, era stato vinto alla festa dei comunisti ed era rosso.
Berlinguer visse 7 gloriosi anni, curato solo da mia madre che lo accudiva nel balcone della cucina. Io non l’ho mai cagato. So che si era scolorito, forse era diventato canuto. Dopo 5 o 6 mesi dal decesso, chiedo a mia madre dove cacchio avesse messo il pesce e lei mi disse che era morto e che era curiosa di sapere quanto ci avremmo messo io e mia sorella ad accorgerci di quella scomparsa. Mia madre, vera amante degli animali e rispettosa dei trapassi, lo chiuse in un
cappolone e lo seppellì in giardino. Una prece per Berlinguer.
Il ricordo di Berlinguer mi scalda il cuore, il suo silenzio, il suo non essere invadente, quel suo uscire di scena in punta di piedi mi hanno restituito una sensazione rassicurante.
Sabato è scattato qualcosa nella mia testa. Già la mattina, mentre facevo colazione tutta sola nel mio lettone tutto rosso, strafogandomi di pasticciotti e di caffè-latte, sentivo che era ora di introdurre
una figura animata nella mia vita.
Nella mia vita entrerà
Dildo, il pesce rosso.
Qualcosa che sia metaforicamente di buon auspicio.
Qualcosa che si muova e che chieda le mie attenzioni, così da abituarmi ad una presenza altra.
Qualcosa che non rompa i coglioni.
Qualcosa di poco invadente.
Qualcosa di cui io non abbia paura.
Qualcosa che se muore, (e muore di sicuro perché Dildo è già un
dead fish swimming), lo possa seppellire ai Giardini dentro una scatoletta di alici senza tante pugnette, senza eccessivo dispendio di danari che è meglio andare da Zara.
Qualcosa di rosso, perché mi piacciono i rossi.
Lo amo già.
Non vedo l’ora di averlo in casa, so che da quel giorno le cose cambieranno, alla faccia di quel cialtrone di Paolo Fox.