In questi giorni in cui si fa un gran parlare, anche in modo strumentale, della sicurezza delle donne, compare in radio una pubblicità veramente offensiva per noi donne. Il prodotto in questione è la Skoda Roomster. In poche parole si parla di donne vittime di guardoni che se però hanno la 'sta macchina del cacchio, devono star tranquille, il guardone non guarda loro bensì la vettura.
Ma io dico, sarò forse dotata di scarsissimo senso dell'ironia, forse, e non sono neanche una femminista estrema ma si puo' pubblicizzare un'auto giocando sul senso di insicurezza che puo' avere una donna mentre entra in macchina? Sarà che nei film ci sono sempre quelle scene in cui in un qualche parcheggio sotterraneo, le donne vengono aggredite in quel preciso momento ma anche nella nostra vita di tutti i giorni di capita di andare a prendere la macchina in posti isolati, bui o capita di essere semplicemente sole.
Come si puo' fare una pubblicità del genere?
Quel ciarlatano di Paolo Fox mi ha detto che sarebbe stato l’anno della Vergine ma ancora qui non si è smosso nulla, se non qualche mandarino più o meno cattivo.Memoriali ed emozioni
Stamattina questa notizia mi ha fatto riflettere. Sandra Lonardo Mastella, nel suo esilio a Sant' Elena Ceppaloni, sta scrivendo un memoriale da consegnare ai suoi nipoti in cui racconta le sue emozioni in questo periodo delicato. Due parole mi hanno fatto ingastrire: memoriale e emozioni. Il memoriale è diventato ormai una forma di reddito extra per chi delinque. Tutti scrivono e tutti pubblicano in modo direttamente proprorzionale alle nefandezze compiute. Scrivono memoriali Corona, Azouz, Amanda Knox, le gemelle K, Alberto Stasi e tutti i personaggi di dubbio gusto e moralità. Emozione, questa l'altra parola di cui si abusa. Tutti vogliono urlare le proprie emozioni, tutti vogliono scrivere ciò che loro sentono. Come nella Casa del Grande Fratello, in cui la parola emozione è talmente consunta che quasi se ne è svilito il senso.
Breaking news
Ho sentito questa canzone che molto ho amato l'anno scorso. E' stata la colonna sonora di un bel ricordo. Non l'avevo più sentita. Ho sentito battere il mio cuore, quasi sgorgavano lacrime. Sono stata vulnerabile. Sono viva, questa è la notizia.
Chi mi conosce sa che ultimamente la cronaca mi ossessiona. Il bombardamento mediatico su ogni tipo di violenza di questi ultimi tempi mi sta mandando giù di testa. È un corto circuito in cui gli stupri si mischiano agli spazi pubblicitari dei giornali, in cui le pubblicità avranno prezzi alle stelle se si parla di studentesse sgozzate in salotti bianchi e in cui ogni minimo dettaglio della vita privata di una persona che soccombe è spiattellato su ogni giornale, da quelli scritti da spocchiosi ex sessantottini a quelli scritti da giornalisti che avrebbero fatto meglio ad andare a zappare la terra.
Una cosa mi ha turbato oggi, un paio d’ore fa, cercando informazioni fresche su internet su quello che è accaduto all’autogrill di Arezzo. Il ragazzo morto, come del resto anche la coppietta diabolica di Perugia, aveva un blog o, meglio, uno spazio di Myspace. Mentre non ho guardato i blog dei due assassini, qualcosa mi ha spinto a visitare lo spazio di Gabbo, forse perché faceva il dj. È stato agghiacciante e drammatico. Lo spazio che un ragazzo usava per promuovere se stesso e le sue serate, è nel giro di una notte diventata la sua lapide dove porgere i fiori. Fino a ieri amici lasciavano messaggi e si accordavano per i passaggi per andare a vedere la partita, all’improvviso oggi lo piangono, tutto nel giro di poche ore e tutto online e tutto visibile in tutto il mondo. La rete è anche questo, l’occasione di mostrare chi si era veramente quando un fatto di cronaca ti raggiunge. È vero che quando si è in rete, si è potenzialmente raggiungibili da tutti ma la audience del tuo speaker’s corner aumenta a dismisura se ti ammazzano o se tagli la gola a qualcuno. Impensabile anche fino ad un anno fa, forse. Gabbo su Myspace, Meredith su Facebook, i due biondini dagli occhi di ghiaccio non so dove ma in rete.
L’altra sera esponevo sommessamente questo pensiero annacquato dal luppolo e Fede Mello ha detto “Noi dobbiamo avere le chiavi di accesso del tuo blog, nel caso ti accada qualcosa. Il tuo potrebbe essere giornalisticamente parlando, una fonte inesauribile di salotti vespiani e mentaniani”. E mentre passo paranoicamente il tempo a dire a tutti di non andare dal parrucchiere se mai mi accadrà qualcosa, penso a che cosa potrebbe dire il Carlino, in tal sventurato evento. Immagino i titoletti degli articoli, Delusa dagli uomini, non credeva più nell’amore oppure Dietro quella maschera da zitella si nascondeva una vorace mangiatrice di uomini - Diceva di avere una vita casta ma è stata vista in macchina ripetutamente con aitanti giovani o ancora Blogger sboccacciata e dj incapace - Questa la doppia vita di una precaria impiegata pubblica.
Ognuno di noi, qua della balotta, ha un’immagine altra che potrebbe essere data in pasto a spettatori della Maria De Filippi. Sciocco modo per esorcizzare la paura il mio, forse anche cinico e superficiale. Certo che nel caso in cui a qualcuno di noi accada qualcosa di nefando, peccato non aver la possibilità di leggere questa morbosa spazzatura sui giornali.
Piove. In questo scenario apocalittico mi accingo a passare questa ultima mia notte nel ghetto ebraico. Mi sento strana, né troppo triste né entusiasta. Mi sento media ma questa mediocrità sembra il preludio al mio crollo emotivo.
Andarsene da questa casa è un lutto. Lasciare i muri che mi hanno prima incuriosita poi tenuta per dodici anni, non è facile per chi come me è della Vergine e tende a fare di ogni cosa qualcosa meritevole di essere pensata anche nel sonno. Ed è difficile andarsene dal posto che ho sempre voluto fin dalla mia Primavera da matricola, affascinata da questa minuscola parte del cuore di Bologna. E ci si è messa anche la storia a rendere indimenticabile un luogo, come se i cazzi miei non fossero già stati abbastanza invasivi.
Ma adesso che me ne vado penso che questi muri mi hanno imprigionato, mi hanno tarpato le ali, perché attaccarsi a qualcosa, in modo morboso, non è mai salutare.
Ora che è il momento del distacco mi sento meglio. Ho salutato i miei fantasmi, quelli che abitano qua dentro. Loro c’hanno provato a tenermi legata a loro ma io da domani scivolo via verso una nuova strada, verso nuove facce e soprattutto là sarò sola, non come qui dentro che i fantasmi stanno seduti sul divano.
Ho passato giornate a valutare cose da buttare e cose da tenere. Sarebbe peccato mortale portare nella casa nuova le zavorre del passato. Ed è un utile esercizio passare in rassegna ciò che ti circonda, da applicare nel quotidiano, perché in ogni circostanza bisogna capire cosa tenere e cosa è superfluo perché non è in grado di apportare alcunché alla tua vita, se non nell’appesantirla ulteriormente.
E in questa rassegna compaiono tutte le manie, il non buttare via i nastrini dei pacchi, le etichette, i biglietti del cinema, il pupetto del sordomuto, i cartoncini delle calze, gli elefantini degli africani, i gadgets del Futurshow.
E i giornali, montagne di giornali insalubri dominano la scena casalinga pronti ad essere differenziati dopo esser stati selezionati, una quantità che sola potrebbe servire agli artigiani di Viareggio per il prossimo Carnevale. E scorri le pagine, e vedi le facce di gente che è tornata nel dimenticatoio e anche quei giorni sfogliati adesso possono essere archiviati. Inutile tentativo di tener sotto controllo la vita, vana speranza di fermare il tempo, accatastando giornali davanti agli occhi.
Dalle macerie, ogni tanto tiro su pacchettini di candeline spente, i miei 24 anni, i 25, i 28 e così via. Ho messo tutta questa cera cinese insieme, pronta ad andare verso il Pratello ma mi son detta che gli anni erano passati e che era stupido caricarsi di anni consumati ora che ho anni nuovi di zecca di fronte.
Lascio questa casa e rifletto delle potenzialità che essa mi ha offerto nel corso di un decennio ma che io non ho colto. Forse è come quando si decide di lasciare una persona o quando muore e si soffre, mentre si fanno i bilanci finali. Una casa in cui volevo fare un mucchio di peccati mi ha visto anno dopo anno inzitellirmi fino a cronicizzare le mie insicurezze emotive. Ora vado a fare l’ultimo bagno in una vasca che si sarebbe ben prestata alle tenerezze ma che lascio inviolata al bamboccione che verrà.
Ne sono certa. Lo sfratto sarà la cosa migliore che mi è capitata negli ultimi anni.
Sono seria, ora c'è un vuoto in me ma, mi permetterei di dire, in tutti noi. Lo voglio ricordare nel suo ruolo del Commendator Zampetti nei Ragazzi della III C o in Vacanza di Natale o in Sapore di Mare o vedere si Wikipedia per vedere tutta la sua filmografia.
La libertà del mezzo in cui quotidianamente scrivo, anche se recentemente, mi ha sempre elettrizzato. Ora, pare, potrebbe non essere più così. Da me arriva la Buoncostume.
Siamo tutti dei rifiuti

L'altro giorno ho chiamato l'Hera per un ritiro di rifiuti ingombranti. Volevo essere una cittadina responsabile e non gettare quei tre vecchi mobiletti nell'immondizia, incrementando il lamento degli Umarells bolognesi sul Resto del Carlino. Uno dei tre pezzi gettati era un banchetto, tipo quelli di scuola, appartenuto ad una mia ex coinquilina riminese, ex fidanzata di Fabri Fibra quando era ancora Mister Simpatia, che venne ad abitare nel mio tugurio del GF, senza sapere che io ero una concittadina del suo rapper del cuore. I due erano innamoratissimi, erano sempre appiccicati, belli e sorridenti e, in tempi ancora non mocciani, urlavano al mondo il loro amore e, proprio nel cassetto del banchetto, erano incisi i cuori frecciati dei due teneri amanti, in una sorta di perenne San Valentino. Io questo banchetto l'ho buttato via anche se avevo pensato di venderlo su eBay ma non avevo certo voglia, in questo periodo faticoso, di industriarmi per fare del business, con gli operai del bamboccione che mi alitano sul collo.
Lunedì sera butto via i tre mobiletti, perchè Hera sarebbe passata il Martedì mattina e, al ritorno dallo Swap Party, due mobiletti su tre non c'erano più di fianco all'isola ecologica. Qualcuno li aveva presi. E io avevo preso pure l'appuntamento con Hera, vaffanculo.
Questo episodio mi ha fatto pensare, non so seguendo quali logiche, a quella frase di Charlotte in Sex and the City che pronuncia alla festa in cui ognuno doveva portare qualcuno che aveva scartato, ex fidanzati, amanti etc etc, quando dice "Ma ci pensi che lo scarto di una puo' diventare il tesoro di un'altra?". Ma quanto è vero? Magari noi perdiamo la testa per qualcuno che è stato sfanculato in malo modo e che, quindi, agli occhi di un'altra è un vero e proprio rifiuto.
Come i miei mobiletti, che saranno in bella mostra e ripuliti a casa di qualche studente fuori sede. E magari qualcuno riconosce il celebre banchetto e ce lo mette lui su eBay, facendo affari con quella che per me era solamente mondezza.