Primavera strana questa, Primavera di ricostruzione, Primavera di rimescolamento delle carte. I nostri maschietti ci hanno lasciato. I nostri compagni di mille avventure sono in giro per il mondo a farsi gli affaracci loro e noi donne siamo rimaste al bar Itaca a fare e disfare tele. RG è in Africa a piantare piantine, Mello è a Roma con la sua valigia di cartone, vicino di banco di biondine televisive paraculate, VitoP c'è e non c'è perchè gira a tutto spiano, Calzaider si è incamminato verso un lunghissimo viaggio.
E ci hanno lasciato sole. Cosa ci accadrà adesso senza i nostri uomini schermo? Come saremo quando torneranno? Nuove alleanze e nuovi sodalizi saranno nati al loro ritorno, magari anche qualcosa di più o di meno. Sarà una questione di equilibri e lo scopriremo solo vivendo.
E mentre mi chiedo, come fa mia madre, perchè non ho amici che lavorano tranquillamente alle Poste, pubblico i due scalcinatissimi video con post, già pubblicati sullo Spettro Venerdì, della partenza di Calzaider ed Enrico Brizzi da Bologna verso Gerusalemme.
Eccoli qua i valorosi pellegrini in partenza con i loro zainetti da 35 litri alla volta di Gerusalemme. Il progetto Roma – Jerusalem 2008 è il proseguimento del progetto Francigena XXI, che ha portato Enrico Brizzi, antico fondatore insieme a Maso de Lo Spettro della Bolognesità, da Canterbury a Roma in compagnia di alcuni amici, sulla strada percorsa dagli antichi pellegrini, come si disse già a suo tempo.
Brizzi non è nuovo a queste imprese perché già dal 2004 cammina in lungo in largo in Italia e in Europa, come testimoniano i suoi romanzi, Nessuno lo saprà e Il pellegrino dalle braccia di inchiostro, frutto di queste avventure. Marcello Fini, il nostro Calzaider, ha all’attivo anni di scoutismo ed un tratto della precedente spedizione. Il terzo pellegrino, Valerio Gnesini, sarà il fotografo dell’avventura, già rodato dalla passeggiata da Canterbury a Roma del 2006.
L'altro ieri sono andata alla stazione a salutarli alla partenza. Ho chiesto loro chi glielo fa fare. La risposta è stata alquanto evasiva. Fuga dalla realtà? Spirito d’avventura? Masochismo pedestre? Il desiderio di un contatto panico con la Natura?
Invece di intervistare i due eroi in partenza per Roma ho pensato bene di far loro una video-intervista per gli amici dello Spettro. Solo che i mezzi erano scarsi, una macchina fotografica, e la mia capacità di montare il video erano nulle ma a me questo ieri non è venuto in mente. L'audio fa ancora più schifo. Spero possiate leggere le labiali dei due pellegrini e cogliere lo stesso l'esprit del loro viaggio.
I Nostri, pur compiendo un’avventura dal sapore antico, sono dotati di modernissime strumentazioni che consentiranno loro di tenerci aggiornati degli sviluppi di questa passeggiatina fino a Gerusalemme.
Per chi volesse saperne di più, di seguito i link del progetto:
Sito internet
www.francigena21.com
Blog:
www.romajerusalem.splinder.com
Twitter
twitter.com//francigena21
Flickr:
www.flickr.com/photos/francigena21
Grazie all'assistenza di psmobile, news appariranno anche sul portale:
www.girami.it
Siccome smadonno con Splinder, link vari e siti di merda da ore, copioincollo il post dello Spettro, con relativi riferimenti. Buona giornata almeno a voi. La mia giornata è cominciata di merda.E visto che sono in vena di markette, vi segnalo Consensuality Party, l’evento di stasera organizzato dalle ragazze del Sexyshock al Locomotiv, dalle 22.30 in poi.
Oggi la Primavera è su Lo Spettro della Bolognesità. Io, se volete, posso chiamare ciascuno di voi cantandovi la mia personalissima versione di Maledetta Primavera. A voi la scelta.
In questi giorni osservavo uomini e donne in giro che provvedevano a far regali per la propria metà della mela e la mia mente è tornata a quei rari Natali in cui ho avuto un fidanzato o presunto tale, Natali che si possono contare sulle dita di una mano offesa dal Pallone di Maradona in un capodanno napoletano.Okkupato

Ieri la prode Danildc mi manda una mail procurandomi il nome della società di comunicazione che curava l'evento della Diesel all'ex Gam. La nostra mi suggerisce di dire che sono una giornalista. E dove scriverei? E lei mi dice "Sullo Spettro della Bolognesità". Io che di faccia come il culo non ho neanche un po', me ne procuro la giusta dose per telefonare e chiedere un accredito stampa. Speigo all'agenzia che scrivo per lo Spettro, un blog molto conosciuto in città. Loro mi dicono che devo telefonare all'addetta stampa che avrebbe vagliato la mia presenza. L'addetta stampa mi dà l'ok, anche se ammetto candidamente che volevo andare alla festa, ma l'ho convinta probabilmente quando le ho detto "Sa, scrivo per lo Spettro della Bolognesità e nella fattispecie mi occupo di Costume e Società". Mi tremava la voce perchè mi sembrava di rubare ma cribbio! Mica ho detto una bugia, mi son detta. Scrivo mail a pincopalla che mi rispone e mi dice di andare a prendere biglietto.
Durante il pomeriggio coordino il recupero dei biglietti per non far scontento nessuno e e ci prepariamo per la sera. Chiamiamo il taxi, una Multipla che contenesse 4 donne e 1 uomo. Il taxista fa un po' il simpaticone con l'unico uomo, dicendo che lui ancora, a più di 50 anni, mordeva ancora, e si comincia a parlare di tango argentino, di come lui andasse a balare da zovane e ci sembrava di parlare con Gigi e Andrea contenuti in un corpo solo. Quand'ecco la domanda "Chi è che mette ordine in questo mondo?" e lì si continua un po' in gag e lui comincia con una filippica su Dio, su noi che siamo sue creature, che l'uomo Dio lo fa libero, Stalin e Hitler hanno commesso loro uno sbaglio, in un tentativo, che mai sarebbe andato a buon fine, di evangelizzarci, propio la sera che andavamo da Boy George. Intanto mi prende un'ansia pazzesca che frequentare i viados di via Stalingrado sarebbe stato più vicino alle mie corde. Gli raccontiamo che eravamo una giornalsita, una dj di musica tango ed un regista che giravamo le feste perchè noi presenziamo e basta, noi non baliamo. Sgomito la Smellissa, sussurrando "La prossima volta racconta che sono una scrittrice, per favore". Prendiam su la Danildc. Il taxista le chiede "Chi è che mette ordine in questo mondo?" e lei, prontamente risponde "O mia madre o la donna delle pulizie". Finalmente il taxi approda alla festa fluo. La door selection non è stata così fiscale e quindi siamo entrati in 5 con due biglietti. Andiamo al piano superiore, una bolgia infernale. Gente di tutti i tipi. Noi 4 donne facciamo un giro e vediamo un cartello INGRESSO VIP e subito scatta la cuiriosità e un pensiero comune ci balena DOBBIAMO ENTRARE. La Danildc va lì e dice che vorremmo entrare, noi dietro come le 3 Grazie attendiamo l'esito della questua. Lei va lì con la solita parola d'ordine "Siamo dello Spettro della Bolognesità". Il povero bodyguard tenta di drle che non ne valeva la pena, che era un recinto, che la musica era la stessa e la pista pure. E noi, malfidate abbiamo pensato che non ci volessero. Giriamo l'angolo e capiamo che la pista era unica e che veramente la zona vip era un recinto all'interno della pista stessa e che non c'era alcun privè e quindi incassiamo 'sta figura da ragazze di campagna, avranno pensato che avevamo parcheggiato il trattore in Piazza Costituzione. Entriamo nel vivo della festa. Tutto era a scrocco, guardaroba, beverage di ogni tipo, anche se le DF avrebbero tirato fuori il portafoglio alla richiesta di una miserrima Coca Cola. Arrivano i vip nel recinto: Cesare Cremonini imbolsito, Ballo senza rasta che sembra una lucertola, la Capotondi carina ma annoiata, Maraniello con l'aria contenta di stare nel recinto. Fuori dal recinto razzolavano, insieme a tutta la froceria bolognese, la sempreverde Eva Robin's, l'immarcescibile Bonaga e la Capua incinta che, seduta sotto la consolle, semprava una paperona, con una bella faccia da mamma. Urla e strepitii anticipano l'ingresso trionfale di Boy George che, da subito, si mostra incline a dispensare saluti, sorrisi e sguardi da matto, per quello che gli era possibile con la telecamera e il fiato di Red Ronnie sul collo. Il nostro mette dei pezzi ballabili, illuminato a giorno dai flash di tutte le macchine fotografiche presenti. Si balla un po' finchè l'orologio non ci ricorda che noi, il giorno dopo, avremmo tristemente lavorato che tanto non ci sarebbe andata fatta bene come a quella granculo di Cenerentola perchè o c'erano vecchi babbioni Peter Pan ubriachi marci o froci o fighetti metrosexual un po' 'ndo cojo cojo. Abbiamo chiamato la nostra zucca e alle due, con il mal di piedi, ci siamo ritirate tra le braccia del Fido Morfeo.
Commessa frustrata
Le commesse bolognesi, si sa, non è che godano di ottima fama per la loro simpatia. Mi ricordo che quando arrivai a Bologna, con le mie poche cose chiuse in un fazzoletto appeso ad un bastone, quando parlavo solo la lingua della mia terra, rimasi scioccata dalla sgodevolezza degli esercenti bolognesi. Non che dalle mie parti siano più simpatici o accoglienti, ma qua sembrava proprio facessi un dispetto a varcare la soglia di un negozio. Io, che nelle cuffiette del walkman, ascoltavo le parole di Luca Carboni, dalla Maruconia mi immaginavo ragazze bellissime e piene di vita, sorridenti come i bolognesi sono agli occhi del resto d'Italia, e mi ritrovavo, invece, fighettine con capelli alla moda che pianificavano serate al Matis e al BBC. Chiedere un'informazione, un prezzo, un consiglio, era turbare il loro protratto stato di fancazzismo "a mezza giornata" e, data anche la scarsità di mezzi di cui disponevo, in epoche antidiluviane pre-low cost, evitavo i negozi preferendo le bancarelle della Piazzola.
Ma se le commesse sono frustrate, pare che la colpa sia dei clienti, come ci dice C.F., autrice del testo di cui Maso ha già parlato sullo Spettro.
Stasera alla Libreria Trame, dalle 19.45 in poi, l'attrice Licia Navarrini leggerà passi di Commessa frustrata, a discolpa delle tanto vituperate commesse del centro. La selezione musicale on air sarà curata nientepopodimeno che dalle tre Menadi dello shopping compulsivo bolognese di The Shopping Crew.
Piove. In questo scenario apocalittico mi accingo a passare questa ultima mia notte nel ghetto ebraico. Mi sento strana, né troppo triste né entusiasta. Mi sento media ma questa mediocrità sembra il preludio al mio crollo emotivo.
Andarsene da questa casa è un lutto. Lasciare i muri che mi hanno prima incuriosita poi tenuta per dodici anni, non è facile per chi come me è della Vergine e tende a fare di ogni cosa qualcosa meritevole di essere pensata anche nel sonno. Ed è difficile andarsene dal posto che ho sempre voluto fin dalla mia Primavera da matricola, affascinata da questa minuscola parte del cuore di Bologna. E ci si è messa anche la storia a rendere indimenticabile un luogo, come se i cazzi miei non fossero già stati abbastanza invasivi.
Ma adesso che me ne vado penso che questi muri mi hanno imprigionato, mi hanno tarpato le ali, perché attaccarsi a qualcosa, in modo morboso, non è mai salutare.
Ora che è il momento del distacco mi sento meglio. Ho salutato i miei fantasmi, quelli che abitano qua dentro. Loro c’hanno provato a tenermi legata a loro ma io da domani scivolo via verso una nuova strada, verso nuove facce e soprattutto là sarò sola, non come qui dentro che i fantasmi stanno seduti sul divano.
Ho passato giornate a valutare cose da buttare e cose da tenere. Sarebbe peccato mortale portare nella casa nuova le zavorre del passato. Ed è un utile esercizio passare in rassegna ciò che ti circonda, da applicare nel quotidiano, perché in ogni circostanza bisogna capire cosa tenere e cosa è superfluo perché non è in grado di apportare alcunché alla tua vita, se non nell’appesantirla ulteriormente.
E in questa rassegna compaiono tutte le manie, il non buttare via i nastrini dei pacchi, le etichette, i biglietti del cinema, il pupetto del sordomuto, i cartoncini delle calze, gli elefantini degli africani, i gadgets del Futurshow.
E i giornali, montagne di giornali insalubri dominano la scena casalinga pronti ad essere differenziati dopo esser stati selezionati, una quantità che sola potrebbe servire agli artigiani di Viareggio per il prossimo Carnevale. E scorri le pagine, e vedi le facce di gente che è tornata nel dimenticatoio e anche quei giorni sfogliati adesso possono essere archiviati. Inutile tentativo di tener sotto controllo la vita, vana speranza di fermare il tempo, accatastando giornali davanti agli occhi.
Dalle macerie, ogni tanto tiro su pacchettini di candeline spente, i miei 24 anni, i 25, i 28 e così via. Ho messo tutta questa cera cinese insieme, pronta ad andare verso il Pratello ma mi son detta che gli anni erano passati e che era stupido caricarsi di anni consumati ora che ho anni nuovi di zecca di fronte.
Lascio questa casa e rifletto delle potenzialità che essa mi ha offerto nel corso di un decennio ma che io non ho colto. Forse è come quando si decide di lasciare una persona o quando muore e si soffre, mentre si fanno i bilanci finali. Una casa in cui volevo fare un mucchio di peccati mi ha visto anno dopo anno inzitellirmi fino a cronicizzare le mie insicurezze emotive. Ora vado a fare l’ultimo bagno in una vasca che si sarebbe ben prestata alle tenerezze ma che lascio inviolata al bamboccione che verrà.
Ne sono certa. Lo sfratto sarà la cosa migliore che mi è capitata negli ultimi anni.