Che fine hanno fatto gli eroi della nostra adolescenza? Quelli che volteggiavano sulle note di I had the time of my life, quando il direttore dell'albergo dice al maestro "Ricordati di metterlo in repertorio". Quel gran maschio in chiodo che, un po' insicuro ma tanto tenero da spezzarsi con un grissino, va a prendere la crisalide ora farfalla al grido di "Nessuno puo' mettere Baby in un angolo". Quella ragazza che prende il coraggio a 4 mani e dice a lui, che si spupazzava tutte le donne del campeggio, "Io, io ho paura di tutto... Di quello che sono, di quello che faccio, di quello che dico e, soprattutto ho paura che se me ne vado da questa stanza non proverò mai più quello che sto provando adesso... adesso che sono qui con te...".
Insomma, i nostri eroi che fine hanno fatto? Una finaccia. Lui sta per morire di tumore al pancreas e quando l'ho saputo, sembrava fosse malato un parente e lei, dopo aver masticato qualche bistecchina giusta, si è completamente rifatta tanto da sembrare una pupa de coccio.
In questi casi, sarebbe bello se i nostri personaggi preferiti rimanessero per sempre nell'intoccabile Iperuranio della nostra Fantasia.
I valenti studiosi dell'Università di Durham, in Usa, hanno dimostrato l'importanza che hanno i tratti somatici nelle aspettative che si possono avere nei confronti dell'altro. Donna truccata, ben disposta all'avventura di una notte; donna con capelli fini, predisposta alla maternità; uomo dalla bocca piccola, infonde senso di protezione; uomo dai lineamenti marcati, forte animalità. E queste nuove teorie lombrosiane dei sentimenti in che modo sono utili agli individui del niovo millennio? Per le chat, perchè quando si comincia a scambiare foto, subito ci si fa un'idea delle aspettative riposte nell'altro e, più che in discoteca, l'apparenza è accompagnata da uno scambio di informazioni personali.
Oggi la Primavera è su Lo Spettro della Bolognesità. Io, se volete, posso chiamare ciascuno di voi cantandovi la mia personalissima versione di Maledetta Primavera. A voi la scelta.
Un'indagine americana, pubblicata ovviamente sul Tgcom, a molte donne over trenta ancora nubili, vedendosi alla canna del gas e sentendo forte e chiaro lo scorrere del tempo, consiglia i posti da battere per cuccare.
Sembra che le persone, quando le vedi in tivvù, non debbano mai morire. Invece, lo fanno, come tutti. Oggì si è spenta Tina Lagostena Bassi, voto di Forum ma soprattutto una donna in prima linea sul fronte della violenza alle donne.
Sfogliando le pagine del Tgcom, scopro questa notizie che devo dire, mi ha letteralemente cambiato la giorrnata. Il rossetto compie 125 anni!
Io il rossetto lo metto tutti i giorni perchè ho bisogno di qualcosa che mi protegga le labbra, dato che detesto ogni forma di burrocacao. Il rossetto, che molte di noi donne indossiamo quotidianamente, in realtà non è ben visto dal pubblico maschile che a mala voglia si impaciuga la faccia e le labbra con quella specie di vinavil colorato. Io me ne frego. Una volta, addirittura già dentro casa, con uno da cui non ne volevo mezza ma con cui ero uscita durante una serata di Pavarotti International giusto per vedere se potevo abbattere la mia diffidenza dieffica, ho fatto un balzo indietro, coprendomi la mano ad un suo tentativo di bacio della buonanotte, esclamando "No, ho il rossetto!".
Mai mi sarei immaginata di vivere così lentamente la giornata mondiale per la lentezza. Da circa 40 ore a letto, vittima di una feroce influenza, vedo lo scorrere delle ore dalla finestra sul tetto e, nella malattia che mi fa quasi delirare, apprezzo questo soggiorno coatto dentro casa.