Aeiouy Costume e Società

Fenomenologia delle Diversamente Frigide
lunedì, 05 maggio 2008

Matching colours

colori1Leggo sul mio settimanale preferito che c'è un blog che aiuta a fare gli abbinamenti dei vestiti. Seguendo la scia di quel capolavoro di The Sartorialist, qua si prendono delle foto e si fanno degli esempi su come abbinare il cipria con il nero, l'indaco con il magenta e così via. Un'idea geniale.
Modestamente io non ne ho bisogno alcuno. Se c'è una cosa che so fare nella vita è abbinare i vestiti. Non faccio altro. Alla mia età c'è chi si dedica al marito, chi ai figli, chi al lavoro, chi al decoupage. Io abbino i vestiti e i colori.
Sappiate che sono molto richiesta come personal shopper. Chiunqua abbia bisogno, non ha che da chiedere.
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categorie: shopping, autobiografia, trentenni
martedì, 29 aprile 2008

I capelli o l'allegoria della vita

CapelliDa qualche giorno non sono contenta. La mia frangetta proprio non mi piace. Per me il parrucchiere delle dive puo' tranquillamente andare a farsi un giro a Fanculo, perchè non mi rivede più di sicuro. Son lì che me la piastro, me la sforbicio, me la agito ma non son contenta. E poi io i capelli olunghi non li sopporto. E sì, lo confesso, non li so gestire. E non sono mai contenta. Perchè non sono lisci lisci? Perchè ci devo passare sempre quella maledetta botta di piastra?
Stamattina ho guardato allo specchio quelle ondine che avevano i miei capelli. Ho acceso la piastra, botta alla frangetta ribelle, ma ai capelli nella loro lunghezza no. Che si arriccino i maledetti! Che facciano pure quelle odiose ondine, chissenefrega! Mi vengono in mente le parole della Maude che suggerisce di lascioar fare, di seguire l'andamento dei capelli, di farli fluire, arricciare, ondulare come vogliono loro. Inutile piastrare se i capelli sono così. Sarebbe una forzatura.
Le persone sono come i capelli, specialmente superata la trentina. Difficilmente cambiano, magari ci provano, ma sono quel che sono. Le persone vanno prese per quelle che sono.
Inutile e quanto mai effimero tentar di far la piastra alle persone.
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categorie: trentenni, capelli
martedì, 22 aprile 2008

Angoli

pATRICK sWAYZEBaby

Che fine hanno fatto gli eroi della nostra adolescenza? Quelli che volteggiavano sulle note di I had the time of my life, quando il direttore dell'albergo dice al maestro "Ricordati di metterlo in repertorio". Quel gran maschio in chiodo che, un po' insicuro ma tanto tenero da spezzarsi con un grissino, va a prendere la crisalide ora farfalla al grido di "Nessuno puo' mettere Baby in un angolo". Quella ragazza che prende il coraggio a 4 mani e dice a lui, che si spupazzava tutte le donne del campeggio, "Io, io ho paura di tutto... Di quello che sono, di quello che faccio, di quello che dico e, soprattutto ho paura che se me ne vado da questa stanza non proverò mai più quello che sto provando adesso... adesso che sono qui con te...".
Insomma, i nostri eroi che fine hanno fatto? Una finaccia. Lui sta per morire di tumore al pancreas e quando l'ho saputo, sembrava fosse malato un parente e lei, dopo aver masticato qualche bistecchina giusta, si è completamente rifatta tanto da sembrare una pupa de coccio.
In questi casi, sarebbe bello se i nostri personaggi preferiti rimanessero per sempre nell'intoccabile Iperuranio della nostra Fantasia.

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categorie: trentenni, tgcom
lunedì, 21 aprile 2008

Viaggio in Colombia

Colombia
Sabato sera si parte alla volta di Mercato Saraceno per una festa di compleanno in campagna. Io avevo un umor nero, causa malanni di stagione e di incertezza sul da farsi, si parte, non si parte, io ho mal di schiena e non posso dormire in camporella con il sacco a pelo. A convocazione avvenuta, preparo una borsa al volo e parto alla volta della Romagna campestre.
Arrivata a destinazione, di fronte ad una tavola imbandita di ogni ben d’ Iddio, comincio ad avere dolori di chiara origine mestruale. Cribbio! Che faccio? Devo pure mettere la musica. Respiro, ingurgito un Aulin, mangio qualcosa di secco e lentamente i malesseri scompaiono. Faccio delle chiacchiere con un’amica che mi dice che, nonostante il suo aspetto fosse solare, dentro aveva un incazzo raro dovuto all’ultima storia che aveva avuto con un tizio. Mi racconta che si era subito intesa con quest’uomo e che le cose sembravano andassero bene, gran feeling e poi solite cose, messaggi non risposti, incomprensioni e inevitabili distanze. Io l’ascolto interessata, come se fosse la Posta del quore di Aeiouy, anche se lei di certo non voleva mezzo consiglio da me, ed io con rassegnata consapevolezza le dico “Cara mia, cosa pretendi? È un uomo! Il problema è questo: a te piacciono gli uomini e non le donne e finchè sarà così dovrai combattere con questi muri che mettono di fronte al palesarsi di un rapporto che preveda in qualche modo uno scambio”. Lei mi guarda e mi dice che neanche le femministe più estreme amiche sue considerano così poco il maschio. Però sembrava apprezzare il mio punto di vista e la mia sicurezza Zen di fronte all’accettazione supina delle più nefande caratteristiche maschili perché se i maschi ci piacciono,dobbiamo prenderli per quello che sono, con le loro debolezze, le loro insicurezze e con la loro naturale inferiorità. Senza farglielo capire, però. Accondiscendere è la parola d’ordine. Sorridere sempre a occhi sgranati, questo il passepartout per questi eschierichia coli.
Al risveglio, dopo una notte sul pavimento dentro un sacco a pelo in cui ho russato a tal punto da levare il sonno a chi mi circondava – io l’avevo detto che stavo male! – lucida e di buon umore ascolto il dolce battibecco di due fidanzati che si erano fatti la notte in tenda. Pare che lui tenda ad allargarsi troppo nella notte, sia in campeggio sia nella quotidianità casalinga, e che a lei rimanga solo un angolino per giacere degnamente. Ed io, in modalità Natalia Aspesi, suggerisco di mettere un divisorio nel letto, che divida equamente le parti oppure di fare un conteggio in millesimi del letto come nei condomini, in modo tale da assegnare una giusta quantità di letto a seconda della superficie occupata dai corpi. Per le coccole, aggiungo, c’è tempo prima e ci sarà spazio al risveglio, dopo aver fatto il sonno dei giusti. E i due mi guardano soddisfatti e quasi convinti.
E mentre dispenso consigli a destra e a manca in materia di affari di cuore, penso a me stessa come a quel redattore della Lonely Planet che ha scritto la guida della Colombia senza averci mai messo piede. La mia fervida fantasia somiglia a quella di Salgari che ha scritto volumi e volumi su terre esotiche non essendosi mai mosso da Genova. E come lui incanto il mio pubblico ostentando sicumera sulle vicende di coppia che per me sono altrettando vissute come una nuotata nel Mare dei Sargassi.
In fondo siamo tutti molto bravi in teoria, specialmente quando si tratta dei cazzi degli altri.
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categorie: autobiografia, trentenni, cazzideglialtri, uominimerda, la posta del quore
giovedì, 20 marzo 2008

Sexy nerd

nerdLa giornalista del Tgcom questa volta ha veramente esagerato. Quest'articolo, oltre ad essere scritto in un dubbio italiano, dimostra che chi lo ha scritto non ha mai visto un social network o un blog in vita sua.
Comunque, in quest'accozzaglia di luoghi comuni, emerge la figura del technosexual,  praticamente uno smanettone che non suona la figa ma tamburella tasti sulla tastiera del pc, con occhiali spessi che nascondono occhi cecati dalle ore passate a chiedere amicizie in giro.
Si moltiplicano, tuttavia, le iniziative di disintossicazione degli web e tecnologie sparse addicted. Chi si mette alla prova lasciando cellulari e ipod a casa, chi si impone giorni interi senza controllare la mail e così via. Io non credo di avere bisogno di questi mezzucci per riappropriarmi della mia vita. Ma anche l'alcolizzata che si mette a bere le boccette di profumo, probabilemnte, dice le stesse cose.
postato da: aaeeiioouuyy alle ore 08:35 | link | commenti (16) | commenti (16)
categorie: trentenni, uominimerda
martedì, 18 marzo 2008

Dildo, il rosso

pesce-rosso-744051Quel ciarlatano di Paolo Fox mi ha detto che sarebbe stato l’anno della Vergine ma ancora qui non si è smosso nulla, se non qualche mandarino più o meno cattivo.
Ma io sono positiva, sento che le cose cambieranno. In un anno e poco più con il gruppo di mutuo aiuto per superare la dieffite, sento che alcuni concetti stanno prendendo piede. E sento la necessità del cambiamento.
Ed è stato così che ho preso questa decisione epocale.
Abito da sola ormai dai primi di Novembre. Dopo anni in ostello, farmi solo ed unicamente i cazzi miei era un sogno al quale faticavo a credere. Ora credo al Paradiso ma ho paura che il mio solipsismo si incancrenisca e che diventi sempre più refrattaria alla compagnia maschile. Refrattaria al cazzo, come dice Leo Mantovani. Dick-proof come direbbe un anglosassone.
Sabato si parlava poi di animali domestici ed io raccontavo la mia idiosincrasia nei confronti delle bestiole che si aggirano nelle case. Io odio gli animali e odio le piante. Odio tutto quello che prevede una cura da parte mia.
A casa mia sull'Adriatico, infatti, c’erano 4 gatti con cui non ho mai avuto confidenza, adorati da mia madre e mia sorella, cui io facevo i dispetti forse perché volevo le attenzioni delle mie per me. Chissà, il groviglio dei mie pensieri che percorsi aveva preso.
Tanti anni prima la mia famigliola vinse un pesce rosso alla Festa dell’Unità di Corinaldo, città natale di Santa Maria Goretti e di mio padre. Nel viaggio di ritorno, decidemmo come chiamare quell’essere vivente in bustina che si agitava sulle mie gambine bambine. Perché non chiamarlo Berlinguer? Questa la geniale proposta di mio padre. D’altra parte, lapalissianamente, era stato vinto alla festa dei comunisti ed era rosso.
Berlinguer visse 7 gloriosi anni, curato solo da mia madre che lo accudiva nel balcone della cucina. Io non l’ho mai cagato. So che si era scolorito, forse era diventato canuto. Dopo 5 o 6 mesi dal decesso, chiedo a mia madre dove cacchio avesse messo il pesce e lei mi disse che era morto e che era curiosa di sapere quanto ci avremmo messo io e mia sorella ad accorgerci di quella scomparsa. Mia madre, vera amante degli animali e rispettosa dei trapassi, lo chiuse in un cappolone e lo seppellì in giardino. Una prece per Berlinguer.
Il ricordo di Berlinguer mi scalda il cuore, il suo silenzio, il suo non essere invadente, quel suo uscire di scena in punta di piedi mi hanno restituito una sensazione rassicurante.
Sabato è scattato qualcosa nella mia testa. Già la mattina, mentre facevo colazione tutta sola nel mio lettone tutto rosso, strafogandomi di pasticciotti e di caffè-latte, sentivo che era ora di introdurre una figura animata nella mia vita.
Nella mia vita entrerà Dildo, il pesce rosso.
Qualcosa che sia metaforicamente di buon auspicio.
Qualcosa che si muova e che chieda le mie attenzioni, così da abituarmi ad una presenza altra.
Qualcosa che non rompa i coglioni.
Qualcosa di poco invadente.
Qualcosa di cui io non abbia paura.
Qualcosa che se muore, (e muore di sicuro perché Dildo è già un dead fish swimming), lo possa seppellire ai Giardini dentro una scatoletta di alici senza tante pugnette, senza eccessivo dispendio di danari che è meglio andare da Zara.
Qualcosa di rosso, perché mi piacciono i rossi.
Lo amo già.
Non vedo l’ora di averlo in casa, so che da quel giorno le cose cambieranno, alla faccia di quel cialtrone di Paolo Fox.
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categorie: autobiografia, trentenni, sonoseria, dieffismo, uominimerda
mercoledì, 12 marzo 2008

Approcci

69Oggi pubblico la seconda lettera della rubrica La posta del quore di Aeiouy. La missiva è stata scritta da una trentenne che ci racconta l'approccio subito da un simpatico quarantenne.
Aperitivo con 40enne non brutto, colto, separato ma non depresso, cioè di quella seconda ondata di uomini meno fuggitivi e un pochino più dotati di solidità rispetto alla miriade di trentenni mucciniani irrisolti. La conversazione procede brillantemente fino a che lui se ne esce con un promo che stride come un vinile graffiato: “Sai, io so suonare molto bene la figa”. Cara Aeiouy, noblesse oblige a parte, io tendo a sospettare di chi si loda e si imbroda… e la sua ars poetica mi ha fatto passare la voglia di verificare… Che ne pensi?
Carissima, cosa vuoi che ne pensi. Se questi sono gli uomini in circolazione, rimpiango di non essere suora o lesbica.
A voi la parola!
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categorie: trentenni, dieffismo, uominimerda, la posta del quore
martedì, 11 marzo 2008

M@rkett@

MelloStasera, alle ore 18:30 alla Libreria MelBook Store in via Rizzoli a Bologna, ci sarà il dibattito Trent'anni and Beyond - Trentenni a confronto. Si parlerà de L'Italia spiegata a mio nonno con Me(llo) l'autore e Francesco Critelli (1978), consigliere  Comunale PD (Bo), Giulia Selmi (1980), Università di Trento, Pierlugigi Musarò (1977), Sociologo Università di Bologna. Conduce il dibattito "armato" Danilo Maso Masotti.
La cittadinanza tutta, è invitata.

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categorie: trentenni, markette
lunedì, 10 marzo 2008

A mali estremi, estremi rimedi

Ore disperateUn'indagine americana, pubblicata ovviamente sul Tgcom, a molte donne over trenta ancora nubili, vedendosi alla canna del gas e sentendo forte e chiaro lo scorrere del tempo, consiglia i posti da battere per cuccare.
Per trovare uomini appetibili, l'indagine suggerisce:
- gli Apple store;
- la sala dei pesi della palestre;
- il posto di lavoro;
- ong e organizzazioni politiche;
- pub dove si guardano le partite e bar universitari;
- centri sportivi di montagna.
Considerando che da noi non ci sono Apple store, in palestra non ci sono mai andata e non ci andrò neanche mai e sporca, sudata  e affaticata non credo sarei appetibile, che nel mio posto di lavoro sono tutte donne, che non frequento ambienti dove si fa del bene o della politica, che i match nei pub mi fanno schifo e che non andrei a farmi dar della signora in un bar universitario e che le pareti per l'arrampicata non mi avranno mai, è più facile che Richard Gere con cavallo bianco e spada sguainata salga fin sulla mansarda e mi bussi dalla finestra sul tetto.
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categorie: trentenni, tgcom, dieffismo
venerdì, 07 marzo 2008

Signorina, buonasera

ORSOMANDO"Buongiorno, un caffè".
"Un euro, grazie".
"Prego signorina, si accomodi qui".
Signorina? Perchè mi ha detto signorina? Ha visto che non ho la fede? Forse non dimostro i miei anni? E' forse normale essere signorine a 31 anni? Signorina? Signorina a chi? Mi vesto troppo da ragazzina? Mi ha offeso, forse? Forse è un complimento. 
Meglio signorina che signora. Perchè quando mi dicono signora mi offendo di brutto! Non vedono che non ho la fede? Hanno forse visto quel capello bianco chge io non tolgo per non farne crescere altri 7? Signora a chi? Ma lo vedete o no che non ho una ruga? Potrei avere 25 anni. Mi vesto, forse, troppo da signora? E' per questo che mi chiamano signora?
Signorina vuol dire anche Zitella. Li vedo da lontano nella mia città natale, che si sgomiteranno, e diranno "Sai, è signorina... Forse è lesbica, chissà. Possibile che non ha trovato marito? Eppure non è brutta...". E quel dì mi chiameranno signora per le rughe e i capelli bianchi da femminista. E io dirò stizzita "Lo sa che sono signorina?".

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categorie: autobiografia, trentenni, dieffismo

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